La diagnosi di disturbo post-traumatico complesso, prevista dall’ICD-11 e non dal DSM-5, è frutto del lavoro clinico e scientifico internazionale, guidato da Judith Herman e caratterizza quei quadri sindromici sviluppati a partire da traumi relazionali gravi, ripetuti, prolungati come trascuratezza grave e maltrattamento precoce (fisico, psicologico, sessuale) ad opera delle figure di attaccamento. Le vittime di trauma interpersonale precoce presentano caratteristiche che non sono adeguatamente descritte all’interno dei criteri per il PTSD, disturbo post-traumatico a seguito di eventi singoli.
I sintomi presentati da pazienti con PTSD-C hanno a che fare con:
- alterazioni nella regolazione degli impulsi/affetti;
- alterazioni dell’identità/percezione di sè (sono cattivo, pericoloso, danneggiato, vergogna e colpa croniche);
- alterazioni nell’autoregolazione somatica (dolori cronici, fibromialgia, somatizzazioni non spiegate totalmente dalla medicina, ecc);
- alterazioni nelle funzioni cognitive e metacognitive, come disturbi dell’attenzione, della memoria, sintomi dissociativi;
- disturbi interpersonali (paura dell’intimità, disturbi della fiducia, rivittimizzazione, evitamento relazionale, ecc);
- alterazioni nella percezione del perpetratore/abusante (idealizzazione e/o desiderio di vendetta).
Il PTSD-C include i sintomi del PTSD classico (sintomi di iper-arousal, evitamento e ricordi intrusivi) a cui si aggiungono i sintomi sopraelencati che, presi complessivamente, intaccano la struttura stessa della personalità e dell’identità. Pazienti con questa diagnosi possono presentarsi allo studio del terapeuta in modo molto diverso l’uno dall’altro, in base a come la personalità che si è adattata al trauma e che è andata avanti con la vita quotidiana (ANP= personalità apparentemente normale) si è organizzata. Alcuni pazienti non riferiscono problemi con le figure di attaccamento infantile e non riferiscono sintomi, ma questo potrebbe essere l’espressione di una presentazione difensiva, che protegge gravi traumi precoci.
L’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è uno dei trattamenti d’elezione raccomandati dall’OMS e dall’Associazione degli Psichiatri Americani per trattare questo disturbo. Il lavoro EMDR per il trauma complesso presenta molte più sfide rispetto a quello per il trauma semplice: le memorie traumatiche sono complesse, interconnesse o dissociate, il lavoro sui target può attivare difese dissociative e rendere difficile mantenere il radicamento nel presente, i traumi relazionali minano il senso di fiducia e di sicurezza del paziente nella relazione terapeutica. In questi casi è molto importante procedere per fasi e dedicare ampio spazio alla Fase 2 di preparazione e stabilizzazione, dove il paziente viene aiutato a costruire risorse e strategie di regolazione emotiva.

