Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale Pisa e provincia

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l disturbo post-traumatico complesso (PTSD-C)

La diagnosi di disturbo post-traumatico complesso, prevista dall’ICD-11 e non dal DSM-5, è frutto del lavoro clinico e scientifico internazionale, guidato da Judith Herman e caratterizza quei quadri sindromici sviluppati a partire da traumi  relazionali gravi, ripetuti, prolungati come trascuratezza grave e maltrattamento precoce (fisico, psicologico, sessuale) ad opera delle figure di attaccamento. Le vittime di trauma interpersonale precoce presentano caratteristiche che non sono adeguatamente descritte all’interno dei criteri per il PTSD, disturbo post-traumatico a seguito di eventi singoli.

I sintomi presentati da pazienti con PTSD-C hanno a che fare con:

  1. alterazioni nella regolazione degli impulsi/affetti;
  2. alterazioni dell’identità/percezione di sè (sono cattivo, pericoloso, danneggiato, vergogna e colpa croniche);
  3. alterazioni nell’autoregolazione somatica (dolori cronici, fibromialgia, somatizzazioni non spiegate totalmente dalla medicina, ecc);
  4. alterazioni nelle funzioni cognitive e metacognitive, come disturbi dell’attenzione, della memoria, sintomi dissociativi;
  5. disturbi interpersonali (paura dell’intimità, disturbi della fiducia, rivittimizzazione, evitamento relazionale, ecc);
  6. alterazioni nella percezione del perpetratore/abusante (idealizzazione e/o desiderio di vendetta).

Il PTSD-C include i sintomi del PTSD classico (sintomi di iper-arousal, evitamento e ricordi intrusivi) a cui si aggiungono i sintomi sopraelencati che, presi complessivamente, intaccano la struttura stessa della personalità e dell’identità. Pazienti con questa diagnosi possono presentarsi allo studio del terapeuta in modo molto diverso l’uno dall’altro, in base a come la personalità che si è adattata al trauma e che è andata avanti con la vita quotidiana (ANP= personalità apparentemente normale) si è organizzata.  Alcuni pazienti non riferiscono problemi con le figure di attaccamento infantile e non riferiscono sintomi, ma questo potrebbe essere l’espressione di una presentazione difensiva, che protegge gravi traumi precoci.

L’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è uno dei trattamenti d’elezione raccomandati dall’OMS e dall’Associazione degli Psichiatri Americani per trattare questo disturbo. Il lavoro EMDR per il trauma complesso presenta molte più sfide rispetto a quello per il trauma semplice: le memorie traumatiche sono  complesse, interconnesse o dissociate, il lavoro sui target può attivare difese dissociative e rendere difficile mantenere il radicamento nel presente, i traumi relazionali minano il senso di fiducia e di sicurezza del paziente nella relazione terapeutica. In questi casi è molto importante procedere per fasi e dedicare ampio spazio alla Fase 2 di preparazione e stabilizzazione, dove il paziente viene aiutato a costruire risorse e strategie di regolazione emotiva.

Disturbi alimentari negli uomini

Gli uomini affetti da disturbi alimentari rappresentano approssimativamente il 10% di tutti i casi nella popolazione generale, con differenze tra le varie diagnosi. La bulimia nervosa è più comune dell’anoressia restrittiva e il disturbo da alimentazione incontrollata è più comune sia della BN che dell’A.N restrittiva. Oltre a una differenza nella prevalenza,  gli uomini e le donne affette da DA presentano differenze cliniche: gli uomini ricorrono meno a condotte di eliminazione come vomito auto-indotto e uso di lassativi/diuretici per controllare il peso e riferiscono un minor senso soggettivo di perdita di controllo durante le abbuffate e una maggiore tendenza a usare l’esercizio fisico compulsivo piuttosto che le condotte eliminatorie per controllare il peso.

I disturbi alimentari maschili, esattamente come quelli femminili, hanno un’origine multifattoriale; gli sport competitivi, soprattutto quelli che richiedono perdite di peso estremo o un basso peso sono fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari e attività fisica compulsiva. Uno studio sui ciclisti uomini ha mostrato che il perfezionismo è un fattore di rischio per lo sviluppo di DA, esattamente come nelle donne. Gli uomini rispetto alle donne è più probabile che si abbuffino come risultato delle preoccupazioni sul proprio corpo.

La cultura influenza l’immagine corporea ideale, mentre le donne si ancorano ad un ideale di corpo magro, per gli uomini ad essere più idealizzato è il corpo muscoloso, questo influenza sia la dieta, sia l’attività fisica centrata sull’aumento di massa muscolare. L’attività fisica eccessiva e la dieta diventano problematiche quando portano a una riduzione dell’investimento e del funzionamento in altre attività importanti, scolastiche, lavorative, relazionali che, di conseguenza, ne risultano fortemente danneggiate.

Uomini e donne hanno la stessa risposta al trattamento, ma ci sono differenze tra i generi rispetto alla ricerca di un aiuto psicologico, inferiore negli uomini. Questo potrebbe essere legato al pregiudizio che i DA siano solo femminili e i setting terapeutici sono strutturati per accogliere solo le donne.

Il trattamento cognitivo-comportamentale specifico per i DA (CBT-E) è il trattamento che le linee guida internazionali suggeriscono come di prima scelta per chi soffre di queste problematiche, uomo o donna che sia.

 

 

 

 

 

 

 

Il disgusto per il proprio corpo

Il disgusto è un’emozione importante per la nostra sopravvivenza perchè ci protegge dal rischio di ingerire alimenti avariati e quindi nocivi per la nostra salute. La tipica reazione che mettiamo in atto di fronte a un cattivo odore è, oltre alla tipica espressione facciale caratterizzata da naso arricciato e sguardo contrariato, quella di allontanarsi dall’alimento in questione o sputarlo se lo abbiamo messo in bocca e iniziato a masticare.

Il disgusto, nella sua variante sociale, può essere generato anche dalla vista del proprio corpo in  persone affette da disturbo da dismorfismo corporeo e da disturbi alimentari, dove il corpo è oggetto di valutazioni ossessive e severe generatrici di grande sofferenza emotiva.

Il disgusto provato verso il proprio corpo o parti di esso è frequente nei disturbi alimentari e non è una semplice insoddisfazione estetica, ma piuttosto un’emozione viscerale, profonda, spesso totalizzante che limita il benessere e i comportamenti delle pazienti, che arrivano ad evitare di esporsi al mare, nei rapporti intimi, si sottopongono a diete restrittive e ad attività fisica compulsiva con lo scopo di cambiare il corpo.  Quando una persona affetta da DCA si guarda allo specchio si focalizza sulle parti del corpo odiate, che per effetto dell’attenzione selettiva, vengono percepite dal cervello ingrandite e deformate rispetto alla realtà; in questo modo il disgusto si rafforza e autoalimenta.  Alcuni comportamenti messi in atto per trovare sollievo finiscono per aumentare la sofferenza emotiva: pesarsi di continuo, fare check del corpo eccessivi e ripetuti, evitare sistematicamente di esporre il corpo o di pesarsi, confrontare il proprio corpo o parti di esso (quelle odiate) con le stesse parti del corpo ammirate negli altri, ecc.

L’importanza di trattare l’immagine corporea nei DCA è indicata dalle evidenze scientifiche che indicano un aumento del rischio di ricaduta post-trattamento se non viene affrontata. Il lavoro sull’immagine corporea è inserito all’interno del trattamento cognitivo-comportamentale dei disturbi alimentari (CBT-E), che oltre a lavorare sui check, sulla dieta, sull’eccessiva valutazione di peso, forma del corpo e alimentazione, può integrare tecniche di esposizione corporea (mirror exposure), dove la paziente di fronte allo specchio si espone gradualmente a parti del corpo, inizialmente quelle neutrali o gradite, es. mani o piedi, per poi passare a quelle più impattanti a livello emotivo. L ‘obiettivo è imparare gradualmente ad osservare il proprio corpo astenendosi dal giudicarlo in modo feroce, es. “le mie gambe fanno schifo” e imparando a usare un linguaggio descrittivo, es. le mie gambe sono di colore rosa, lunghe, rotonde. Il disgusto verso il corpo in realtà nasconde ferite profonde che hanno origine nella storia di vita delle pazienti, in storie di attaccamento dolorose o traumatiche, che devono essere rielaborate nel percorso terapeutico con tecniche empiricamente supportate (imagery rescripting, EMDR) per poter prevenire ricadute.

 

 

 

 

 

Trattare i disturbi di personalità in pazienti affetti da disturbi alimentari: una grande sfida terapeutica

I disturbi alimentari sono condizioni cliniche molto serie, con conseguenze negative sul piano medico, psicologico e sociale e molto diffusi nella popolazione generale, le stime di prevalenza si aggirano attorno al 2% (Qian et al., 2022). La mortalità nell’anoressia restrittiva è la più alta tra i disturbi psichiatrici e i dati relativi alla percentuale di remissione con i trattamenti esistenti si aggirano attorno al 50%, pertanto la necessità di migliorare l’outcome impone di ripensare al trattamento, tenendo conto della complessità dei quadri clinici presentati dai pazienti.

La ricerca indica la presenza di disturbi di personalità in comorbidità con i DA in circa il 60-70% dei casi e questo significa impostare il lavoro terapeutico tenendo conto dell’impatto che aspetti disfunzionali della personalità hanno sui sintomi alimentari, sulla motivazione al trattamento, sulla fiducia nel terapeuta e nei compiti assegnati, sulla metacognizione e il monitoraggio emotivo. I disturbi di personalità (DP) più frequentemente associati ai DA sono il disturbo ossessivo-compulsivo (in comorbidità con l’anoressia nervosa), il disturbo borderline di personalità (nella bulimia e nell’anoressia sottotipo binge-purging), il disturbo evitante, dipendente, paranoide di personalità.

I DP sono caratterizzati da visioni di sè molto negative come “non amabile”, “di scarso valore”, “fragile”, “costretto”, “impotente” e dell’altro come minaccioso, dominante, abusivo, critico, trascurante e queste visioni sè-altro coinvolgono anche il terapeuta mettendo a rischio la tenuta della relazione stessa, oltre che influenzare l’umore, la regolazione emotiva, le capacità metacognitive e le condotte sociali, come l’isolamento, la conflittualità, la dipendenza emotiva. I disturbi di personalità sono spesso associati anche a sintomi come disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, uso di sostanze e PTSD.

Come intervenire quando il quadro clinico si presenta così complesso? La ricerca indica che intervenire sulla sintomatologia alimentare con protocolli  evidence-based DA-focused quando ci sono disturbi di personalità in comorbidità nella migliore delle ipotesi crea un beneficio transitorio che però non protegge il paziente da potenziali ricadute future concomitanti a sfide e delusioni relazionali, es. se la persona continua ad avere una bassa autostima, sarà più a rischio di riprendere gli atteggiamenti alimentari disfunzionali di fronte a stress relazionali che attivano le convinzioni centrali di scarso valore. Lavorare contemporaneamente sui comportamenti alimentari e sui meccanismi centrali dei DP come l’alessitimia, il perfezionismo clinico, la disregolazione emotiva, la bassa autostima, l’isolamento sociale, la scarsa capacità metacognitiva, che sono strettamente legati e si influenzano reciprocamente, assicura una maggiore aderenza al trattamento, un rischio inferiore di drop-out e una migliore protezione per eventuali ricadute successive.

 

 

Pregoressia: quando la gravidanza incontra il controllo

La pregoressia è una condizione clinica che avviene durante la gravidanza e riguarda atteggiamenti problematici nei confronti dell’alimentazione e della propria corporeità. Non è una diagnosi ufficialmente riconosciuta nei manuali diagnostici internazionali, ma può avere conseguenze molto gravi sulla salute del feto e della madre e quindi sta sempre più catturando l’attenzione dei ricercatori e dei clinici. E’ caratterizzata dalla riduzione dell’assunzione calorica e dall’aumento di attività fisica con lo scopo di contenere il più possibile l’aumento di peso e il cambiamento della forma corporea inevitabile in gravidanza, ma indesiderata e fortemente temuta dalle donne che soffrono di questa malattia. Questi comportamenti compensatori sono la conseguenza di insoddisfazione e preoccupazione corporea e di una eccessiva importanza attribuita al peso, al corpo e all’alimentazione che rappresentano il nucleo centrale e specifico dei disturbi alimentari. Sia la gravidanza che il periodo post-partum sono periodi critici di vulnerabilità nella vita della donna e possono rappresentare sia un fattore precipitante per lo sviluppo di pregoressia o rappresentare una ricaduta in persone che hanno sofferto di problemi alimentari in passato.

La gravidanza richiede un adeguato apporto nutrizionale per garantire la salute del nascituro e della madre, ma le donne che soffrono di pregoressia limitano l’apporto calorico mettendo a rischio la salute del nascituro; il rischio di aborti spontanei, nascite pre-termine e basso peso alla nascita. E’ molto importante che le figure professionali che entrano in contatto con queste donne (ginecologi, ostetriche) siano informate sulle caratteristiche di questa condizione clinica in modo da indicare un aiuto psicologico specifico e mirato al lavoro sulla problematica alimentare.

La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento evidence-based indicato per i disturbi alimentari, che interviene sui fattori di mantenimento cognitivi, emotivi e comportamentali dei sintomi  e sull’eccessiva importanza attribuita alla fisicità come criterio di valore personale. Ricostruire la storia di vita del paziente e comprendere come il sintomo alimentare tenti di soddisfare un bisogno relazionale profondo che altrimenti il paziente sente di non poter ottenere è fondamentale per il lavoro terapeutico.

 

 

 

La vigoressia o dismorfismo muscolare

La vigoressia nervosa (VN), detta altrimenti dismorfismo muscolare (DDM), è un disturbo caratterizzato da un’intensa preoccupazione per il corpo e comportamenti ossessivi legati all’esercizio fisico e alla dieta. Sebbene classicamente associato al mondo dei bodybuilder e delle palestre, soprattutto nella popolazione maschile, si sta diffondendo anche nelle donne e nelle adolescenti, confermando il crescente impatto che i social media e il culto dell’immagine ideale ha sulla percezione corporea. E’ un disturbo che spinge la persona a investire tempo, energie, sforzi nell’allenamento al fine di raggiungere l’ideale di un corpo tonico, muscoloso, “definito”, senza il quale il soggetto può sentirsi inadeguato, inaccettabile agli occhi suoi e degli altri. Si associa a fattori di rischio per la salute a causa del frequente uso di steroidi androgeni anabolizzanti ( e di disturbi alimentari in comorbidità. In questo caso l’obiettivo della dieta non è dimagrire, come nella bulimia e anoressia nervosa, ma piuttosto aumentare la massa muscolare e la prestanza fisica, al punto da aumentare, talvolta in modo eccessivo, il consumo di proteine sia alimentari sia industriali, con possibili danni organici.

Da un punto di vista cognitivo il pensiero è polarizzato sul corpo, la preoccupazione centrale di questi soggetti è quella di avere un corpo debole/piccolo, la dieta rigida, l’esercizio fisico eccessivo e l’uso di steroidi sono volti a raggiungere tale scopo. Rientra nell’ambito dei disturbi alimentari per alcuni autori, per altri è da considerarsi una variante del dismorfismo corporeo (DDC), dal momento che gli uomini affetti da VN hanno preoccupazioni legate non solo all’immagine corporea ma anche ad altri difetti percepiti nell’aspetto e l’obiettivo è avere un corpo sufficientemente muscoloso e non magro. Le conseguenze di questo disturbo sono l’alto livello di stress associato ai regimi rigidi e faticosi sia dietetici sia di allenamento fisico, l’isolamento sociale, la marginalizzazione di altri ambiti di vita importanti (lavoro, studio, hobbies, relazioni), possibili conseguenze mediche negative conseguenti ad un’alimentazione eccessivamente proteica e sbilanciata e a integratori/sostanze anche illecite; una percentuale non trascurabile di soggetti sviluppa dipendenza da steroidi androgeni anabolizzanti. Il consumo e l’abuso di queste sostanze è associato all’ansia sociale per il corpo, ovvero il timore del giudizio altrui sul proprio corpo. All’utilizzo di queste sostanze si associano cambiamenti nell’umore, che diventa disforico, comportamenti aggressivi, compromissione della memoria di lavoro e della flessibilità cognitiva (aumento rigidità nel pensiero).

Il disturbo prevale nella popolazione maschile che risente dell’ideale culturale centrato su un concezione iper-virile della realtà maschile. Negli ultimi decenni qualcosa è cambiato, i disturbi alimentari iniziano a presentarsi in forme differenti da quelle conosciute e rilevate finora. Tra i fattori che differenziano la nostra società da quella passata troviamo: il culto dell’immagine, amplificato dall’universo dei social in cui mostrarsi attraenti significa aderire ad un canone di vita non solo socialmente condiviso, ma anche fortemente atteso; gli aspetti prestazionali (“ciò che fai conta più di ciò che sei”); il privilegiare la forma sul contenuto, l’apparire sull’essere; un senso di insicurezza e impredicibilità del futuro.

 

 

 

Sessualità e disturbi alimentari

I disturbi alimentari sono frequentemente associati a disfunzioni sessuali come anorgasmia, riduzione o assenza di desiderio sessuale, dolore sessuali (dispareunia associata o meno a vaginismo). Tale associazione è confermata dalla letteratura scientifica; una meta-analisi recente (Hess & Spacirova, 2025) ha evidenziato una maggior presenza di disfunzioni sessuali nelle donne affette da anoressia e bulimia nervosa rispetto ai controlli sani. Ci sono ragioni sia psicologiche sia biologiche che possono spiegare queste evidenze.

L’anoressia nervosa è un disturbo psichiatrico associato al sottopeso e alla malnutrizione per difetto che impattano, riducendoli, sulla produzione di ormoni sessuali (nelle donne sugli estrogeni). Il calo di ormoni sessuali ha effetti diretti sul desiderio sessuale che diminuisce o arriva a spegnersi, sulla fertilità, oltre che sulla ridotta lubrificazione vaginale, che può incidere sul dolore durante i rapporti sessuali. Questi effetti biologici si accompagnano spesso ad una sofferenza emotiva intensa caratterizzata da sentimenti di vergogna, disprezzo, odio, rabbia provati verso il proprio corpo dai pazienti con disturbi alimentari, in modo trasversale tra le diverse diagnosi. Questa insoddisfazione corporea può portare ad un vero e proprio evitamento dei rapporti sessuali e affettivi o ad una sessualità insoddisfacente caratterizzata da ansia, disagio, assenza di desiderio sex, anorgasmia, dispareunia (dolore sessuale persistente e ricorrente durante i rapporti sessuali associato o meno a vaginismo).

Per alcuni pazienti affetti da disturbi alimentari la sessualità può essere utilizzata come veicolo per soddisfare bisogni profondi di amabilità, accettazione incondizionata, attrattività che sentono altrimenti irrealizzabili e questo può portare a delusioni relazionali, sofferenze, insoddisfazione sessuale.

La sessualità è un bisogno umano fondamentale e contribuisce al nostro stato di salute psico-fisica. La presenza di un disturbo alimentare danneggia il rapporto con il proprio corpo, nell’anoressia nervosa ad essere danneggiato è  anche lo stato ormonale del corpo, tutti aspetti che portano a disfunzioni sessuali, evitamento del sesso o vissuti dolorosi duranti i rapporti sessuali.

 

 

L’ortoressia nervosa: l’ossessione per il cibo sano

Sta sempre più crescendo l’interesse pubblico e mediatico verso stili di vita salutari, corrette abitudini alimentari, che sono utili per migliorare il benessere e contrastare l’obesità, sempre più diffusa in Italia anche in infanzia e adolescenza. Accanto a una corretta informazione scientifica, esistono anche contenuti mediatici lanciati da celebrità o presunti esperti che invitano a diete prive di latticini, glutine, carboidrati, ecc. che possono influenzare in modo negativo le abitudini alimentari delle persone e quindi destano preoccupazione.

Sta crescendo sempre più l’interesse verso una vera e propria condizione patologica, sebbene non sia inserita nelle diagnosi del DSM-5 (APA, 2013) e dell’ICD-11, che è l’ortoressia, una condizione caratterizzata da un’ossessione per il cibo sano, pulito, decontaminato, biologico, che porta a isolamento sociale, sensi di colpa, ansia e frustrazione se per qualche ragione il soggetto è impossibilitato a cibarsi dei cibi prescelti. La rigidità che caratterizza le scelta alimentare di questi soggetti comporta l’investimento di una grande quantità di tempo per pianificare e preparare i pasti, sensi di colpa se si mangia in modo “non salutare”, evitamento di pasti fuori casa, esclusione di molti cibi che può portare anche a malnutrizione per difetto. Rispetto alle diagnosi ufficiali dei disturbi alimentari (Bulimia, Anoressia, BED), l’ortoressia nervosa sembra essere più equamente distribuita tra uomini e donne. Inoltre, a differenza di altri DCA, ad essere centrale in questa malattia è la qualità del cibo e non tanto la quantità, lo scopo non è tanto la magrezza, ma la purezza del cibo e la propria salute fisica. Le preoccupazioni per la forma del corpo sono meno prominenti. Condivide con l’AN e con il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia e il perfezionismo. Questo ultimo aspetto rappresenta un fattore di rischio per l’ortoressia dal momento che, se per seguire una dieta salutare è necessario avere auto-controllo, la persona perfezionista adotterà regole molto rigide, che caratterizzano i soggetti ortoressici.

Anche l’ansia è considerata un fattore di rischio per l’ortoressia nervosa, dal momento che i soggetti affetti hanno preoccupazioni intense sulla propria salute fisica e sono terrorizzati all’idea di consumare cibo poco salutare. L’ansia per la salute è stato ipotizzato come un fattore correlato e predittivo dell’ortoressia nervosa (Kiss-Leizer et al., 2019; Tóth‐Király et al., 2020).  In questo senso i sintomi ortoressici potrebbero essere concettualizzati come meccanismi di coping per l’eccessiva preoccupazione per lo sviluppo di malattie. Sembra essere pertanto presente una relazione tra ansia per la salute, perfezionismo e ortoressia.

Data la gravità della condizione è fondamentale richiedere aiuto ad un professionista esperto di disturbi alimentari qualora ci sia il sospetto di soffrire di questa malattia che può deteriorare la salute fisica, aspetto centrale in questi soggetti, a causa della mancanza di nutrienti e dell’esclusione di molti cibi fondamentali dalla dieta. Inoltre la relazionalità è spesso limitata se non evitata totalmente a causa della difficoltà ad adattarsi flessibilmente a mangiare cibi diversi da quelli considerati “sani”. Al momento attuale la terapia cognitivo-comportamentale per i DCA è il golden standard.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindrome da alimentazione notturna

La sindrome da alimentazione notturna (Night Eating Syndrome; NES) è un disturbo inserito nella sezione dei Disturbi della Nutrizione e della Alimentazione del DSM-5 (APA, 2013) tra i disturbi alimentari con altra specificazione. Descritta per la prima volta nel 1955 da Albert Stunkard come un disturbo caratterizzato da alimentazione eccessiva durante le ore serali e durante la notte, umore basso durante la sera, insonnia e anoressia mattutina. I criteri diagnostici includono: 1) assumere più del 25% delle Kcal giornaliere dopo cena o avere almeno due episodi di alimentazione notturna alla settimana. I pazienti devono ricordare e descrivere gli episodi. Inoltre devono essere presenti almeno tre dei seguenti sintomi: frequente inappetenza mattutina, spinta a mangiare nel periodo che va da dopo cena a prima di coricarsi o durante la notte, insonnia, convinzione che mangiare aiuti a riprendere il sonno e umore che peggiora nella sera. Il disturbo causa notevole stress e una riduzione dell’efficienza quotidiana e deve durare almeno tre mesi. Devono essere escluse cause mediche, farmacologiche, uso di sostanze o altri disturbi psichiatrici che possono spiegare i sintomi. E’ un disturbo piuttosto comune, la prevalenza è di circa 1.1-1.5% della popolazione, di cui un range che va dal 6 al 16% soffre di obesità e una percentuale che va dal 5 al 44% soffre di disturbi alimentari in comorbidità. L’intento di questo articolo è quello di sintetizzare la letteratura scientifica sull’argomento in particolare in merito alle possibili cause e ai potenziali trattamenti disponibili, tenendo in considerazione i dati ancora scarsi e i campioni di studio non sempre rappresentativi poichè poco numerosi.

Per quanto riguarda possibili meccanismi causali, gli studi di Stunkard (2009) hanno messo in luce delle alterazioni nel ritmo circadiano (che regola funzioni come l’appetito, la secrezione ormonale, il sonno, la sazietà, la temperatura corporea); i soggetti affetti da NES mostrano un ritardo nella secrezione di grelina, leptina e cortisolo, che giocano un ruolo cruciale nel controllare appetito, sazietà e sonno. Questa disregolazione nel ritmo sonno-veglia e nell’appetito, porta ad un’assunzione eccessiva di cibo nelle ore serali e notturne, compromettendo la qualità del sonno e riducendo l’appetito durante il giorno.

Sono state ipotizzate anche alterazioni ormonali come una maggiore quantità di cortisolo, causato da stress cronico che, da un punto di vista biologico, si associa a una maggiore fame e assunzione di cibo, soprattutto ad alto contenuto di zuccheri e grassi e a una riduzione del sonno. Gli individui affetti da NES spesso riportano che i sintomi sono comparsi a seguito di un periodo altamente stressante.

Per quanto riguarda i fattori psicologici implicati nella NES, la ricerca ha messo in luce una elevata comorbidità tra NES  e altre psicopatologie, in particolare depressione, disturbi d’ansia e disturbo da uso di sostanze. Queste comorbidità riguardano in generale tutti i disturbi alimentari. Sono presenti comorbidità tra NES e altri disturbi alimentari, in particolare il BED. Le presentazioni in comorbidità rendono più complessi i trattamenti.

La regolazione emotiva può essere descritta come un insieme di capacità che coinvolgono. 1) la capacità di accettare ed essere consapevoli delle proprie emozioni 2) DI rimanere focalizzati sull’obiettivo inibendo i comportamenti impulsivi quando le emozioni negative aumentano; 3) usare strategie appropriate per modulare l’intensità o la durata dell’esperienza emotiva. Una buona regolazione emotiva si associa a una buona sapute psicologica, a un buon funzionamento relazionale, mentre difficoltà in quest’area spesso correlano con un rischio maggiore di soffrire di disturbi mentali, tra cui i disturbi alimentari. Le abbuffate e le restrizioni sono considerate strategie di coping maladattive di evitamento o di soppressione di stati emotivi dolorosi che non vengono identificati e regolati in modo funzionale. Invece di fronteggiare gli stati emotivi dolorosi, chi soffre di DCA tende a evitarli e sopprimerli, aumentando il rischio di ricadute e peggiorando le condizioni psicologiche. La NES potrebbe essere inquadrata come un meccanismo di coping di stati mentali dolorosi legati ad altri aspetti del proprio funzionamento psicologico/personologico che vengono attivati da situazioni esterne (relazionali, lavorative, ambientali). Gli episodi di alimentazione notturna potrebbero fornire un sollievo momentaneo da stati dolorosi, alterando però il ritmo circadiano e provocando ulteriore stress (colpa, vergogna) nel lungo termine.

Sono stati inoltre individuati due tratti di personalità come possibili fattori di rischio coinvolti in diversi disturbi mentali tra cui quelli alimentari: il neuroticismo (tendenza a sperimentare emozioni negative, insicurezza e vulnerabilità) e l’impulsività (spesso correlata con comportamenti rischiosi, come uso sostanze e perdite di controllo sul cibo come le abbuffate). Gli individui con più alti livelli di impulsività potrebbero essere più a rischio di sviluppare abbuffate notturne.

E’ utile fare una distinzione tra  BED e NES, sebbene possano presentarsi in comorbidità. Se nel BED è possibile che possano avvenire episodi di abbuffata nella notte o dopo cena, questa peculiarità temporale non è una caratteristica centrale del BED, dove gli episodi di alimentazione eccessiva e discontrollata avvengono perlopiù durante il giorno. Inoltre nel BED la quantità di cibo consumata durante le abbuffate è significativamente più elevata rispetto alla NES, le preoccupazioni per la forma del corpo e del peso sono più intense nel BED, non ci sono alterazioni nel ritmo circadiano.

L’insonnia, in genere iniziale e centrale, è correlata alla NES, pertanto è necessario tenerla in considerazione nel trattamento di questi pazienti. L’insonnia e i disturbi del sonno possono precedere il disturbo alimentare o questo può essere un trigger di difficoltà del sonno. La diagnosi differenziale con disturbi alimentari-legati al sonno come lil Night Sleep-Related Eating Disorder (NS-RED)  viene fatta tenendo conto conto della consapevolezza e memoria degli episodi di alimentazione notturna, laddove nella NES c’è il ricordo, nel NS-RED, gli episodi di abbuffata avvengono a seguito dei risvegli notturni, ma in assenza o con scarsa consapevolezza da parte del soggetto.

Per quanto riguarda il trattamento, la terapia cognitivo-comportamentale è stata proposta come un trattamento empiricamente supportato che può dare buoni risultati. La scheda di auto-monitoraggio per identificare la relazione tra l’alimentazione, i pensieri e  le emozioni è molto utile, così come l’apprendimento di strategie di regolazione emotiva adattive. La ricerca dovrà darci ulteriori risposte in merito ai fattori causali e ai trattamenti più efficaci.

 

 

 

 

 

Social media, immagine e corporea e sintomi alimentari

I disturbi alimentari sono un gruppo eterogeneo e molto invalidanti di condizioni psichiatriche che danneggiano in modo significativo il funzionamento psicologico e sociale della persona che ne soffre. Caratterizzati da un’alterazione dell’immagine corporea e preoccupazioni intense legate all’alimentazione e al peso, si manifestano con comportamenti alimentari persistenti e disfunzionali. Avere un disturbo alimentare aumenta la probabilità di soffrire di qualche disabilità medica (malattie cardiovascolari, ridotta densità ossea, ecc) e psichiatriche in comorbidità (ansia, depressione, sintomi ossessivi, ecc). L’anoressia nervosa è il disturbo psichiatrico con il tasso più elevato di mortalità (per suicidio o grave denutrizione).  L’incidenza più elevata la troviamo nei giovani adolescenti, soprattutto donne, anche se stanno aumentando i casi di adolescenti maschi ossessionati dal corpo, dai muscoli o dalla magrezza. Si riscontrano aumenti anche negli atleti e nelle minoranze di genere e sessuali.

Rispetto ai fattori di rischio implicati, non ne esiste uno solo, ma un complesso eterogeneo di fattori biologici, sociali, psicologici che creano una vulnerabilità allo sviluppo di un DCA. Tra questi fattori, l’immagine corporea è stata individuata dalla ricerca come uno dei predittori più potenti di sintomatologia alimentare. Essa riguarda il modo in cui pensiamo, sentiamo e agiamo nei confronti del nostro corpo e raramente è una fedele riproduzione dello schema corporeo, piuttosto gli individui con DCA tendono a guardarsi con la lente dei dismorfismo, trovando molti difetti, sentendosi grassi e orribili. Il tentativo di correggere i difetti percepiti nel corpo spinge le persone a intraprendere diete rigide.

Una revisione recente della letteratura su social media, immagine corporea e disturbi alimentari clinici e subclinici  nei giovani adolescenti, ha cercato di rispondere al quesito se i social media possono essere un fattore di rischio plausibile per lo sviluppo di disturbi dell’immagine corporea e problemi alimentari, considerando che attualmente l’uso dei social media è aumentato in modo esponenziale nei giovani, a livello globale. Studi recenti hanno stimato che che il 91% dei ragazzi americani e britannici usano regolarmente i social media e che più della metà li controllino almeno una volta ogni ora. La review ha concluso che un alta frequenza nell’uso dei social è correlata a insoddisfazione corporea, attraverso due fattori di mediazione che sono i confronti sociali con corpi magri ideali e l’interiorizzazione dell’ideale di magrezza del corpo. In modo particolare piattaforme focalizzate sull’apparenza, come Instagram, sono significativamente associate a preoccupazioni sull’immagine corporea, patologie alimentari, ansia e depressione.

Possiamo trovare alcune spiegazioni di questa associazione partendo da alcune teorie che sono state proposte:

  1. Teoria socio-culturale: postula che gli agenti sociali (pari, famiglia, società) trasmettono un forte bisogno di conformarsi agli ideali estetici della società. Confronti online con corpi ideali porta a interiorizzare questo standard perfezionistico che favorisce l’adozione di diete e l’istaurarsi di circoli viziosi restrizioni-abbuffate.
  2.  Auto-oggettivazione  e teorie femministe: l’ipotesi è che in una società ossessivizzata dall’apparenza, le donne sono educate a interiorizzare una prospettiva di osservazione di sè in terza persona, che le spinge a un continuo check del corpo, insoddisfazione corporea e sintomi alimentari. I social offrono opportunità di postare immagini di sè che sono soggette a feedback e controllo (like, commenti).
  3. Gestione dell’impressione: teoria che ipotizza che i social danno l’opportunità alle persone di creare un’immagine ideale di sè online, sfruttando i vari filtri e ritocchi e la discrepanza tra questa e l’immagine reale favorisce l’aumento di preoccupazioni estetiche e a tentativi di correzione attraverso diete e altri mezzi.

 

Quanto emerso da questa review invita tutti a una riflessione importante che chiama in causa le figure sanitarie e le istituzioni che a vario titolo si occupano di normare e sensibilizzare/educare la popolazione. L’uso dei social è aumentato e non si fermerà, ma certo è possibile guidare i ragazzi ad un uso consapevole e critico, così come è importante lavorare per chiudere profili e account che favoriscono il diffondersi di immagini e informazioni pericolose per la salute psichica e fisica soprattutto degli adolescenti, che sappiamo essere una categoria vulnerabile.

 

 

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