Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale Pisa e provincia

Tag: binge eating disorder

La sindrome da alimentazione notturna

La sindrome da alimentazione notturna (Night Eating Syndrome; NES) è un disturbo inserito nella sezione dei Disturbi della Nutrizione e della Alimentazione del DSM-5 (APA, 2013) tra i disturbi alimentari con altra specificazione. Descritta per la prima volta nel 1955 da Albert Stunkard come un disturbo caratterizzato da alimentazione eccessiva durante le ore serali e durante la notte, umore basso durante la sera, insonnia e anoressia mattutina. I criteri diagnostici includono: 1) assumere più del 25% delle Kcal giornaliere dopo cena o avere almeno due episodi di alimentazione notturna alla settimana. I pazienti devono ricordare e descrivere gli episodi. Inoltre devono essere presenti almeno tre dei seguenti sintomi: frequente inappetenza mattutina, spinta a mangiare nel periodo che va da dopo cena a prima di coricarsi o durante la notte, insonnia, convinzione che mangiare aiuti a riprendere il sonno e umore che peggiora nella sera. Il disturbo causa notevole stress e una riduzione dell’efficienza quotidiana e deve durare almeno tre mesi. Devono essere escluse cause mediche, farmacologiche, uso di sostanze o altri disturbi psichiatrici che possono spiegare i sintomi. E’ un disturbo piuttosto comune, la prevalenza è di circa 1.1-1.5% della popolazione, di cui un range che va dal 6 al 16% soffre di obesità e una percentuale che va dal 5 al 44% soffre di disturbi alimentari in comorbidità. L’intento di questo articolo è quello di sintetizzare la letteratura scientifica sull’argomento in particolare in merito alle possibili cause e ai potenziali trattamenti disponibili, tenendo in considerazione i dati ancora scarsi e i campioni di studio non sempre rappresentativi poichè poco numerosi.

Per quanto riguarda possibili meccanismi causali, gli studi di Stunkard (2009) hanno messo in luce delle alterazioni nel ritmo circadiano (che regola funzioni come l’appetito, la secrezione ormonale, il sonno, la sazietà, la temperatura corporea); i soggetti affetti da NES mostrano un ritardo nella secrezione di grelina, leptina e cortisolo, che giocano un ruolo cruciale nel controllare appetito, sazietà e sonno. Questa disregolazione nel ritmo sonno-veglia e nell’appetito, porta ad un’assunzione eccessiva di cibo nelle ore serali e notturne, compromettendo la qualità del sonno e riducendo l’appetito durante il giorno.

Sono state ipotizzate anche alterazioni ormonali come una maggiore quantità di cortisolo, causato da stress cronico che, da un punto di vista biologico, si associa a una maggiore fame e assunzione di cibo, soprattutto ad alto contenuto di zuccheri e grassi e a una riduzione del sonno. Gli individui affetti da NES spesso riportano che i sintomi sono comparsi a seguito di un periodo altamente stressante.

Per quanto riguarda i fattori psicologici implicati nella NES, la ricerca ha messo in luce una elevata comorbidità tra NES  e altre psicopatologie, in particolare depressione, disturbi d’ansia e disturbo da uso di sostanze. Queste comorbidità riguardano in generale tutti i disturbi alimentari. Sono presenti comorbidità tra NES e altri disturbi alimentari, in particolare il BED. Le presentazioni in comorbidità rendono più complessi i trattamenti.

La regolazione emotiva può essere descritta come un insieme di capacità che coinvolgono. 1) la capacità di accettare ed essere consapevoli delle proprie emozioni 2) DI rimanere focalizzati sull’obiettivo inibendo i comportamenti impulsivi quando le emozioni negative aumentano; 3) usare strategie appropriate per modulare l’intensità o la durata dell’esperienza emotiva. Una buona regolazione emotiva si associa a una buona sapute psicologica, a un buon funzionamento relazionale, mentre difficoltà in quest’area spesso correlano con un rischio maggiore di soffrire di disturbi mentali, tra cui i disturbi alimentari. Le abbuffate e le restrizioni sono considerate strategie di coping maladattive di evitamento o di soppressione di stati emotivi dolorosi che non vengono identificati e regolati in modo funzionale. Invece di fronteggiare gli stati emotivi dolorosi, chi soffre di DCA tende a evitarli e sopprimerli, aumentando il rischio di ricadute e peggiorando le condizioni psicologiche. La NES potrebbe essere inquadrata come un meccanismo di coping di stati mentali dolorosi legati ad altri aspetti del proprio funzionamento psicologico/personologico che vengono attivati da situazioni esterne (relazionali, lavorative, ambientali). Gli episodi di alimentazione notturna potrebbero fornire un sollievo momentaneo da stati dolorosi, alterando però il ritmo circadiano e provocando ulteriore stress (colpa, vergogna) nel lungo termine.

Sono stati inoltre individuati due tratti di personalità come possibili fattori di rischio coinvolti in diversi disturbi mentali tra cui quelli alimentari: il neuroticismo (tendenza a sperimentare emozioni negative, insicurezza e vulnerabilità) e l’impulsività (spesso correlata con comportamenti rischiosi, come uso sostanze e perdite di controllo sul cibo come le abbuffate). Gli individui con più alti livelli di impulsività potrebbero essere più a rischio di sviluppare abbuffate notturne.

E’ utile fare una distinzione tra  BED e NES, sebbene possano presentarsi in comorbidità. Se nel BED è possibile che possano avvenire episodi di abbuffata nella notte o dopo cena, questa peculiarità temporale non è una caratteristica centrale del BED, dove gli episodi di alimentazione eccessiva e discontrollata avvengono perlopiù durante il giorno. Inoltre nel BED la quantità di cibo consumata durante le abbuffate è significativamente più elevata rispetto alla NES, le preoccupazioni per la forma del corpo e del peso sono più intense nel BED, non ci sono alterazioni nel ritmo circadiano.

L’insonnia, in genere iniziale e centrale, è correlata alla NES, pertanto è necessario tenerla in considerazione nel trattamento di questi pazienti. L’insonnia e i disturbi del sonno possono precedere il disturbo alimentare o questo può essere un trigger di difficoltà del sonno. La diagnosi differenziale con disturbi alimentari-legati al sonno come lil Night Sleep-Related Eating Disorder (NS-RED)  viene fatta tenendo conto conto della consapevolezza e memoria degli episodi di alimentazione notturna, laddove nella NES c’è il ricordo, nel NS-RED, gli episodi di abbuffata avvengono a seguito dei risvegli notturni, ma in assenza o con scarsa consapevolezza da parte del soggetto.

Per quanto riguarda il trattamento, la terapia cognitivo-comportamentale è stata proposta come un trattamento empiricamente supportato che può dare buoni risultati. La scheda di auto-monitoraggio per identificare la relazione tra l’alimentazione, i pensieri e  le emozioni è molto utile, così come l’apprendimento di strategie di regolazione emotiva adattive. La ricerca dovrà darci ulteriori risposte in merito ai fattori causali e ai trattamenti più efficaci.

 

 

 

 

 

ragazza che si abbuffa di fronte a abbondanza di cibo

Obesità e disturbi dell’alimentazione

L’obesità è una condizione medica cronica diffusa in tutto il mondo, soprattutto quello occidentale, spesso associata a complicanze mediche di una certa gravità e a mortalità prematura. Si definisce sulla base dell’indice di massa corporea (BMI≥30). E’ stato stimato che i grandi obesi rischiano di morire circa 20 anni prima; l’obesità è responsabile di più di 2,5 milioni di morti all’anno in tutto il mondo (WHO, 2002). Oltre ai rischi per la salute fisica, questa condizione medica è associata anche a una ridotta qualità di vita e a compromissioni della salute psicologica e sociale. Il pattern alimentare delle persone affette da obesità è caratterizzato dalla dieta e da un rigido controllo dell’alimentazione per un certo periodo, interrotto ripetutamente da perdite di controllo sul cibo con le abbuffate, alimentazione compulsiva, ma anche da alimentazione eccessiva non compulsiva con cibi e bevande altamente calorici.

L’obesità è una condizione con eziologia multifattoriale, fattori genetici, comportamentali, culturali  e sociali sono alla base del suo sviluppo. Detta più semplicemente è necessario avere una predisposizione genetica all’obesità per poterla sviluppare, ma perchè si manifesti davvero sono necessarie altre condizioni, tra cui uno stile di vita non sano improntato alla sedentarietà e ad un eccessivo introito energetico. I nostri antenati, cacciatori-raccoglitori, sono stati programmati per poter sopravvivere alle carestie; coloro che riuscivano ad assimilare e conservare energie nei periodi di fame sopravvivevano alla selezione naturale. Questi geni sono in parte responsabili del sovrappeso e dell’obesità diffuse.

La domanda che mi voglio porre in questo articolo è la seguente: l’obesità può essere considerata un disturbo alimentare? La risposta è no. Ci sono differenze ma anche intersezioni tra le due condizioni; in una percentuale non trascurabile di casi le due condizioni si sovrappongono nella stessa persona, giustificando la diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata, ma non sempre è così. In molti altri casi le differenze tra obesità e disturbi alimentari sono marcate; nel primo caso la distribuzione tra i sessi e le varie età è pressocchè identica, mentre nel secondo la prevalenza è più alta nel genere femminile e in età adolescenziale. Inoltre,  nell’obesità è necessario promuovere un controllo costante dell’introito calorico e del peso corporeo, mentre nei disturbi alimentari è necessario contrastare la sorveglianza continua di questi aspetti.

Le cure sia nell’obesità, sia nei disturbi alimentari devono essere multidimensionali, multiprofessionali, attente  al versante nutrizionale, alle complicanze mediche e ai fattori psicologici e socio-ambientali.

Ad oggi, il trattamento d’elezione, empiricamente supportato, per l’obesità associata al disturbo da alimentazione incontrollata è la terapia cognitivo-comportamentale, la CBT-OB (Disturbo da Binge-Eating associato all’Obesità), che coniuga insieme lo scopo di aumento del controllo sull’alimentazione e cessazione delle condotte di abbuffate e la perdita di peso necessaria per la salute. Il trattamento prevede 6 mesi di trattamento intensivo mirato al cambiamento nello stile di vita (dieta moderatamente restrittiva basata sui principi della dieta mediterranea) e aumento dell’attività fisica (utilizzo del contapassi e sessioni di esercizi di tonificazione) e un anno di mantenimento del peso con follow-up mensili.

Il Disturbo da Binge-Eating: nuove prospettive di trattamento

Il Disturbo da Binge-Eating (BED) è un disturbo dell’alimentazione caratterizzato da episodi di abbuffate oggettive non seguiti da mezzi di compenso, come vomito auto-indotto, uso di lassativi, esercizio fisico intenso o digiuno, cosa che invece caratterizza la bulimia nervosa. I tentativi di restringere l’alimentazione per modificare peso e forma del corpo tra un’abbuffata e l’altra sono meno elevati rispetto a quelli presenti nella bulimia nervosa, anche se spesso sono presenti periodi anche lunghi di dieta. L’alimentazione al di fuori delle abbuffate tende ad essere sregolata ed eccessiva, caratterizzata dall’assunzione di cibi ad alta densità calorica (ricchi di grassi saturi, zuccheri e sale), grandi porzioni, il piluccare frequentemente fuori dai pasti.6 La sensazione di perdita di controllo è l’elemento centrale delle abbuffate; la persona non riesce a smettere di mangiare una volta iniziato, anche se arriva ad essere spiacevolmente piena, nè si sente in grado di non iniziare una volta che l’impulso è partito, indipendentemente dai segnali di fame e sazietà, che risultano alterati. Le abbuffate avvengono in segreto a causa della vergogna con la quale la persona le vive. In circa il 50% degli individui con il BED è presente un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, aspetto che rende più grave il quadro psicopatologico, spesso caratterizzato da depressione, intensa autocritica, bassa autostima, disturbi psicologici in comorbidità (disturbi d’ansia, disturbo bipolare, ecc). Spesso questo disturbo si associa all’obesità, sebbene è importante ricordare che non tutte le persone affette da obesità ne soffrano, e a condizioni somatiche come malattie cardio-metaboliche, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, ipertensione arteriosa. Gli individui con BED sono angosciati dal loro comportamento alimentare, non sono contenti di come appaiono e si sentono e, spesso, hanno una bassa autostima. Queste caratteristiche possono compromettere il funzionamento psicosociale e influire negativamente sulla loro qualità di vita fisica e psicosociale.

A differenza dell’anoressia nervosa e della bulimia, dove il rapporto femmine maschi è sbilanciato a favore delle prime (9:1),  nel BED il rapporto tra i sessi è più bilanciato (6:4) e l’età d’insorgenza è mediamente più tardiva, tarda adolescenza e prima età adulta.

Fino ad oggi i trattamenti psicologici che si sono impiegati hanno portato alla remissione degli episodi di abbuffata in circa la metà dei pazienti, accompagnata dal miglioramento della sintomatologia depressiva associata e della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione (Hilbert et al., 2019). Purtroppo il maggior svantaggio di questi trattamenti è che generalmente non producono un calo di peso significativo (Cooper et al., 2019). A questo proposito è stato proposto di recente un nuovo trattamento, che si propone di superare questi limiti aiutando le persone con BED  a raggiungere un calo di peso salutare, che varia dal 5 al 15% di calo di peso ponderale. Il trattamento è la terapia cognitivo-comportamentale del Disturbo da Binge-Eating Associato all’Obesità (CBT-BO; Dalle Grave, Sartirana, Calugi, 2020), un trattamento che mira ad individuare e intervenire sui fattori di mantenimento delle abbuffate e dell’alimentazione eccessiva e sregolata e a sull’eccesso di peso attraverso una restrizione dietetica moderata e flessibile.

 

 

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