I disturbi alimentari sono condizioni cliniche molto serie, con conseguenze negative sul piano medico, psicologico e sociale e molto diffusi nella popolazione generale, le stime di prevalenza si aggirano attorno al 2% (Qian et al., 2022). La mortalità nell’anoressia restrittiva è la più alta tra i disturbi psichiatrici e i dati relativi alla percentuale di remissione con i trattamenti esistenti si aggirano attorno al 50%, pertanto la necessità di migliorare l’outcome impone di ripensare al trattamento, tenendo conto della complessità dei quadri clinici presentati dai pazienti.
La ricerca indica la presenza di disturbi di personalità in comorbidità con i DA in circa il 60-70% dei casi e questo significa impostare il lavoro terapeutico tenendo conto dell’impatto che aspetti disfunzionali della personalità hanno sui sintomi alimentari, sulla motivazione al trattamento, sulla fiducia nel terapeuta e nei compiti assegnati, sulla metacognizione e il monitoraggio emotivo. I disturbi di personalità (DP) più frequentemente associati ai DA sono il disturbo ossessivo-compulsivo (in comorbidità con l’anoressia nervosa), il disturbo borderline di personalità (nella bulimia e nell’anoressia sottotipo binge-purging), il disturbo evitante, dipendente, paranoide di personalità.
I DP sono caratterizzati da visioni di sè molto negative come “non amabile”, “di scarso valore”, “fragile”, “costretto”, “impotente” e dell’altro come minaccioso, dominante, abusivo, critico, trascurante e queste visioni sè-altro coinvolgono anche il terapeuta mettendo a rischio la tenuta della relazione stessa, oltre che influenzare l’umore, la regolazione emotiva, le capacità metacognitive e le condotte sociali, come l’isolamento, la conflittualità, la dipendenza emotiva. I disturbi di personalità sono spesso associati anche a sintomi come disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, uso di sostanze e PTSD.
Come intervenire quando il quadro clinico si presenta così complesso? La ricerca indica che intervenire sulla sintomatologia alimentare con protocolli evidence-based DA-focused quando ci sono disturbi di personalità in comorbidità nella migliore delle ipotesi crea un beneficio transitorio che però non protegge il paziente da potenziali ricadute future concomitanti a sfide e delusioni relazionali, es. se la persona continua ad avere una bassa autostima, sarà più a rischio di riprendere gli atteggiamenti alimentari disfunzionali di fronte a stress relazionali che attivano le convinzioni centrali di scarso valore. Lavorare contemporaneamente sui comportamenti alimentari e sui meccanismi centrali dei DP come l’alessitimia, il perfezionismo clinico, la disregolazione emotiva, la bassa autostima, l’isolamento sociale, la scarsa capacità metacognitiva, che sono strettamente legati e si influenzano reciprocamente, assicura una maggiore aderenza al trattamento, un rischio inferiore di drop-out e una migliore protezione per eventuali ricadute successive.

