Gli uomini affetti da disturbi alimentari rappresentano approssimativamente il 10% di tutti i casi nella popolazione generale, con differenze tra le varie diagnosi. La bulimia nervosa è più comune dell’anoressia restrittiva e il disturbo da alimentazione incontrollata è più comune sia della BN che dell’A.N restrittiva. Oltre a una differenza nella prevalenza, gli uomini e le donne affette da DA presentano differenze cliniche: gli uomini ricorrono meno a condotte di eliminazione come vomito auto-indotto e uso di lassativi/diuretici per controllare il peso e riferiscono un minor senso soggettivo di perdita di controllo durante le abbuffate e una maggiore tendenza a usare l’esercizio fisico compulsivo piuttosto che le condotte eliminatorie per controllare il peso.
I disturbi alimentari maschili, esattamente come quelli femminili, hanno un’origine multifattoriale; gli sport competitivi, soprattutto quelli che richiedono perdite di peso estremo o un basso peso sono fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari e attività fisica compulsiva. Uno studio sui ciclisti uomini ha mostrato che il perfezionismo è un fattore di rischio per lo sviluppo di DA, esattamente come nelle donne. Gli uomini rispetto alle donne è più probabile che si abbuffino come risultato delle preoccupazioni sul proprio corpo.
La cultura influenza l’immagine corporea ideale, mentre le donne si ancorano ad un ideale di corpo magro, per gli uomini ad essere più idealizzato è il corpo muscoloso, questo influenza sia la dieta, sia l’attività fisica centrata sull’aumento di massa muscolare. L’attività fisica eccessiva e la dieta diventano problematiche quando portano a una riduzione dell’investimento e del funzionamento in altre attività importanti, scolastiche, lavorative, relazionali che, di conseguenza, ne risultano fortemente danneggiate.
Uomini e donne hanno la stessa risposta al trattamento, ma ci sono differenze tra i generi rispetto alla ricerca di un aiuto psicologico, inferiore negli uomini. Questo potrebbe essere legato al pregiudizio che i DA siano solo femminili e i setting terapeutici sono strutturati per accogliere solo le donne.
Il trattamento cognitivo-comportamentale specifico per i DA (CBT-E) è il trattamento che le linee guida internazionali suggeriscono come di prima scelta per chi soffre di queste problematiche, uomo o donna che sia.

