L’associazione tra caratteristiche cliniche dell’anoressia nervosa (AN), esempio la rigidità cognitiva, la sensibilità sensoriale, ecc., e lo spettro autistico sta emergendo sempre più come un campo di indagine dalla parte della comunità scientifica. Quello che la letteratura sull’argomento evidenzia è che i tratti autistici sono più presenti tra le persone affette da A.N rispetto alla popolazione generale. Questo cosa può significare?

Non è semplice rispondere a questa domanda perchè questa associazione potrebbe non tanto essere spiegata da una maggiore presenza di specifici tratti autistici legati al neurosviluppo, quanto piuttosto caratteristiche emerse in concomitanza con la malnutrizione e il sottopeso, essere più legate alle caratteristiche cliniche del disturbo alimentare come la rigidità cognitiva. l’attenzione focalizzata sui dettagli, la sensibilità sensoriale, ecc.

Gli studi sugli esiti dei trattamenti non sono coerenti nel rispondere alla domanda se avere o meno tratti autistici incida sull’esito del trattamento per il disturbo alimentare. Alcuni studi associano la presenza di tratti autistici nelle persone affette da AN a esiti dei trattamenti per il da più sfavorevoli da un punto di vista sintomatologico e a un maggior utilizzo dei servizi, mentre altri non hanno trovato differenze. Questo campo di interesse richiedere ancora studi ben costruiti per rispondere a questa domanda.

Uno studio recente (Calugi, Dalle Grave e colleghi, 2026) pubblicato sull’Internation Eating Disorders ha indagato la risposta ad un trattamento CBT-E intensivo (ricovero per 13 settimane e Day-Hospial di 7) su 81 pazienti con A.N grave valutate anche rispetto alla presenza di tratti autistici.  Lo scopo era capire se la presenza di autismo in chi ha l’A.N può incidere sull’esito del trattamento. Questo dato si inserisce dentro una domanda più ampia, che ha a che fare con la necessità di capire se la CBT-E può essere applicata, senza alcun adattamento, anche a pazienti affetti da AN e tratti autistici.

Lo studio conclude che la presenza di un maggior numero di tratti autistici, di per sè, non rappresenta un ostacolo a completare il trattamento, al miglioramento sintomatologico del DA o all’andamento del BMI, dato confermato anche al follow-up. Questo dato sembra rafforzare l’idea che non sia necessario adattare il trattamento CBT-E all’AN quando sono presenti aspetti di neurodivergenza. Questo non significa, però, non tener conto delle caratteristiche specifiche di un cervello neuroatipico e come può influenzare la risposta alle procedure terapeutiche.